“No visual, no party”: come progettare un logo di successo?” É da qui che comincia l’avventura di ogni business agli occhi del mondo.

6 magnifiche regole 

La creazione di un’identità visiva non è un esercizio artistico né significa inseguire le ultime, volatili, tendenze del design. Richiede tempo, esperienza e soprattutto competenze professionali.

Ma volendo fare una sintesi di massima, ecco le 6 caratteristiche “chiave” di un buon logo:

Funzionalità

Un logo ben progettato comunica con immediatezza l’unicità del tuo brand e ne suggerisce i valori e la filosofia. Che tu stia per aprire un’azienda di biotecnologie o un bistrot sul mare, avrai sempre bisogno di un logo funzionale a rappresentare chi sei.

Essenzialità

Per citare Mies van der Rohe “less is more”. Un buon logo è sempre facile da leggere e descrivere, per questo è bene evitare costruzioni complesse, caratterizzate da troppi elementi o da font di difficile interpretazione (in altre parole: se sbagli a leggere il nome di un brand o di un prodotto… non è colpa tua!).

Originalità

Riprodurre qualcosa che esiste già non è mai una buona idea, specie se si parla di un marchio. Un buon logo, infatti, aiuta l’impresa nel comunicare al mercato che è differente dai suoi competitor con un visual che non ricorda quello di nessun altro, anzi!

Riconoscibilità

Un buon logo è come il primo amore: fa subito colpo e lo ricordi per sempre. Un marchio che funziona suscita l’attenzione e stimola la memorizzazione nel target di riferimento.

Scalabilità

Un buon logo deve essere sempre chiaro e leggibile, indipendentemente dalle dimensioni in cui viene riprodotto, piccole o grandi che siano.

Longevità

Un logo ben progettato non solo non passa di moda, ma continua a parlare ai clienti e a ispirare imprenditori e creativi, di generazione in generazione!

Partiamo col piede giusto: lunga vita al brief!

Una frase che i creativi spesso si sentono dire dai clienti è “fai tu”.

Un creativo della domenica, sull’onda dell’entusiasmo, si mette subito all’opera, tirando fuori tante, troppe proposte, spesso ben lontane dalle reali necessità del cliente e del brand.

Risultato finale: confusione e incertezza da parte dell’imprenditore, che sta investendo tempo, energie e capitali nel nuovo progetto e frustrazione da parte del sedicente creativo, che ce l’ha messa tutta ma non ha saputo interpretare lo spirito ed i valori aziendali.

Un professionista della comunicazione evita tutto questo facendo una cosa molto semplice: incontra il cliente e imbastisce una conversazione utile a tirare fuori un brief, cioè tutte le informazioni necessarie, in questo specifico caso, per progettare un logo di successo, capace di rappresentare in modo funzionale e impattante l’impresa.

I dati chiave che emergono da un brief efficace sono: il posizionamento del brand (B2B, B2C), i prodotti e servizi offerti, gli obiettivi aziendali, il target di riferimento, i valori del marchio, quali sono i competitor, i benefici tangibili legati all’uso del servizio o del bene offerto.

Punto di forza esclusivo e payoff: dichiara perché sei differente

La Unique Selling Proposition (USP), cioè il punto di forza esclusivo, è una dichiarazione “secca” che definisce ciò che differenzia il brand dai suoi concorrenti, il modo in cui potrebbe soddisfare le esigenze dei clienti ed i vantaggi correlati.

Senza individuare il punto di forza esclusivo non possiamo generare né un logo efficace né un payoff degno di nota. 

Per payoff si intende la frase breve, situata sotto il logo, che definisce il valore quintessenziale – concreto o astratto che sia – del brand. 
Fra i payoff più celebri ricordiamo per esempio“Think different” della Apple Inc. e “Just do it” della Nike.

Una volta sviluppato il brief, ricevute tutte queste indispensabili informazioni, è possibile passare alla successiva fase della progettazione: brainstorming, mind map, schizzi, associazioni di immagini e parole e tanta ricerca iconografica sono propedeutici alla realizzazione di qualcosa che non esiste ancora!

Non c’è innovazione senza conoscenza, non c’è conoscenza senza curiosità. Un buon creativo esplora l’immaginario di settore, i suoi codici e poi aggiunge qualcosa di nuovo, differente ed originale.

Per concludere questo articolo, ecco tre note tecniche su come progettare un logo di successo.

Logotipo e pittogramma

Un marchio può essere composto da solo testo, in questo caso viene definito “logotipo” o logo wordmark; può consistere in un pittogramma, cioè in un simbolo distintivo non accompagnato da testo, o può prevedere l’associazione di logotipo e pittogramma, dando vita a un logo combinato.

La maggior parte delle aziende si serve di un logo wordmark (come Coca Cola o Disney) o di un logo combinato (per es. MC Donald’s e Spotify). Molto più rara e rischiosa, specie per le aziende esordienti, è la scelta del solo pittogramma, dato che è indispensabile che il target memorizzi il nome del brand.

Alcuni grandi brand, partiti da un logo combinato, sono riusciti nel tempo a imporre il loro pittogramma nella memoria collettiva: è il caso della Mercedes Benz o della Apple.

Perché il bianco e nero

La progettazione di un logo deve sempre partire in bianco e nero. Questo perché solo così è possibile concentrarsi su idee e forme che stiamo costruendo e verificarne la massima efficacia e versatilità.

Un logo deve anzitutto funzionare in bianco e nero perché molte sono le circostanze pratiche in cui vi verrà richiesto, verra riprodotto o potrà essere usato esclusivamente così. È questo il caso delle vetrofanie, delle incisioni o stampa in rilievo, dei materiali promozionali legati alle sponsorship, timbri, ricevute etc… 

Definito il logo nella versione monocromatica su fondo nero e bianco, si comincia a lavorare sulle cromie da impiegare nel progetto.

 

Scegliere il font giusto

Premessa necessaria: un font deve essere anzitutto leggibile e non lasciare spazio ad ambiguità interpretative. Detto ciò, l’altra considerazione indispensabile da fare è questa: ogni font ha la capacità di comunicare delle sensazioni ben precise a chi lo sta guardando.

La scelta del giusto font parte dalla consapevolezza di cosa si vuole comunicare al target di riferimento. Prima ancora di scegliere un font serif o sans serif con tutte le relative sottocategorie, progettare un logo di successo significa porsi queste domande: qual è il punto di forza esclusivo del brand? quale è il suo mood? Quali valori vogliamo comunicare?

Chi siamo (le presentazioni alla fine)

Chi siamo (le presentazioni alla fine)

Ottopiuotto è un’agenzia di comunicazione specializzata in visual marketing per le imprese. Siamo nati nel 2011 a Molfetta (Bari) e affianchiamo grandi, piccole e medie imprese in tutta Italia, offrendo consulenze online e offline.

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